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Ecco l'elenco delle varie chirurgie del corpo suddivise in categorie
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L’intervento di addominoplastica elimina l'eccesso di cute e la sua flaccidità, la globosità ed il grasso accumulato nell'addome. In aggiunta a questi benefici estetici, molto spesso ne esistono altri di carattere più specificamente funzionale, in cui si debba rinforzare e tonificare la muscolatura della parete addominale, spesso rilassata in conseguenza di precedenti parti o di interventi chirurgici. In tali soggetti, quindi, esso assume particolare rilevanza perché il paziente, dopo l’addominoplastica, riesce a migliorare anche il proprio assetto corporeo
Questo intervento viene anche eseguito contemporaneamente ad altre operazioni chirurgiche sull’addome (asportazione di cisti ovariche, ernie ecc.) o in altre regioni del corpo.
Nell'obeso, inoltre, l’addominoplastica corregge il cosiddetto "addome pendulo", che può arrivare ad essere anche di proporzioni mostruose. Questo intervento è una importante fase del programma chirurgico di riabilitazione dell’obeso, mirato a ristabilire l'equilibrio fisico in tutto il corpo.
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Gli interventi di Chirurgia Plastica interessano per la maggior parte le regioni più superficiali del corpo (es. cute e grasso) e di conseguenza per il loro svolgimento è sufficiente un’anestesia leggera. Per questo motivo, anche quando l’Anestesia Generale si protrae per alcune ore, la quantità di farmaci che si usa è bassa ed il paziente ha un recupero postoperatorio rapido
Nella maggior parte degli interventi effettuati in anestesia generale la dimissione avviene il giorno seguente o addirittura il giorno stesso (DAY HOSPITAL ) |
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Informazioni generali – E’ un intervento che consente di asportare la cute in eccesso a livello delle palpebre, di correggere le cosiddette borse palpebrali. Il risultato finale consiste generalmente in un aspetto più riposato, fresco e giovanile. L’intervento non elimina le rughe sull’esterno dell’occhio (zampe di gallina), anche se queste appariranno meno evidenti dopo la distensione della pelle. Eventuali trattamenti medici specifici per le rughe perioculari potranno essere effettuati successivamente all’intervento chirurgico. Le macchie discromiche della palpebra inferiore (cerchi scuri o bluastri) difficilmente vengono migliorate. L’intervento di blefaroplastica può essere condotto, a seconda delle indicazioni, sulle palpebre superiori, su quelle inferiori o su entrambe contemporaneamente. E’ spesso associato ad altre procedure quali lifting cervico-facciale o frontale.
Preparazione all'intervento - La paziente ideale all’intervento è in primo luogo un paziente in buono stato di salute, Durante i 15 giorni prima e dopo l'intervento è vivamente sconsigliato il fumo e l’assunzione di aspirina o di altri farmaci antinfiammatori, perché aumentano il rischio di sanguinamento.
Durante la visita il chirurgo valuta tutti i parametri clinici e sceglie tra le varie soluzioni chirurgiche quella che più si può adattare al desiderio della paziente.
Intervento e Trattamento post-operatorio - La blefaroplastica si esegue generalmente in anestesia locale associata ad una sedazione in sala operatoria, ove vengono sempre attuati tutti i mezzi necessari per garantire la massima sicurezza. Le suture vengono rimosse precocemente (3–5 giorni). Nelle prime 24 ore dopo l'intervento comparirà un notevole gonfiore, accompagnato quasi sempre da ecchimosi, ma in genere non c’è dolore. Dopo qualche ora è possibile tornare a casa. E’ normale una modesta lacrimazione che scompare rapidamente. L'edema e le ecchimosi scompaiono gradualmente in una settimana. I pazienti possono riprendere rapidamente, ma gradualmente, le normali attività.
Nel primo mese, evitare attività fisica intensa, sportiva ed esposizione al sole.
Rischi e complicanze - In qualsiasi intervento chirurgico vi è un certo grado di rischio. La somministrazione di farmaci di qualsiasi genere può produrre reazioni avverse gravi e imprevedibili: una sala operatoria attrezzata e la presenza del medico anestesista-rianimatore ci consente di prevenire tali situazioni e trattarle opportunamente in modo da evitare prontamente qualsiasi conseguenza. L’ematoma è raro e difficilmente necessita di un drenaggio in sala operatoria; più spesso comporta il perdurare delle ecchimosi. Le cicatrici sono in genere quasi impercettibili, ma permanenti. Esse sono nascoste nel solco palpebrale superiormente e sotto le ciglia inferiormente e solo lateralmente all’angolo dell’occhio, debordano e sono evidenti per qualche tempo, anche se ben camuffabili con un correttore. Un’alterazione del processo cicatriziale può comportare irregolarità
della rima palpebrale: raramente è necessaria la revisione in alcuni punti, generalmente in anestesia locale e non prima di sei mesi, per ottenere un miglior risultato. L’eventualità di sottoporsi ad interventi di “ritocco”, costituisce un normale momento di rifinitura del risultato, e non già un’errata condotta dell’intervento. La causa è da ricercare nell’assestamento imprevedibile dei tessuti operati, in quanto la cicatrizzazione non dipende solo dal chirurgo, ma anche dalla risposta individuale del paziente. Il risultato e la durata della blefaroplastica varia da individuo ad individuo ed è determinato da un numero variabile di fattori ( condizioni fisiche del viso, presenza di adipe, quantità e la qualità delle rughe, struttura ossea sottostante, ecc.). Con il passare del tempo la cute diventa più lassa, più ridondante e potrebbe essere necessario, in un tempo variabile tra i 5-10 anni successivi, un’ulteriore riduzione della cute. |
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Lipofilling : dalla ristrutturazione alla rigenerazione.
Già alla fine del 1800 sono riportate in letteratura esperienze cliniche di reimpianto di tessuto adiposo per “creare volume” (F. Neuber,1893 - V. Czerny,1895). In realtà, la tecnica del lipofilling così come è concepita ai giorni nostri, cioè prelievo del tessuto adiposo con la tecnica della liposuzione ed il suo reinnesto in zone del corpo da riempire, è stata ideata da Y.G. Illouz nel 1986. Da allora, esso ha avuto un notevole sviluppo essendo stata utilizzato in maniera diffusa sul corpo umano con propositi di tipo riempitivo, ma anche con altre finalità (ad esempio nell’incontinenza fecale Shafik 1995, Bernardi 1998).
La tecnica del lipofilling ha visto l’alternarsi di momenti di maggior entusiasmo ad altri più critici, in ragione del riassorbimento del tessuto adiposo. In realtà, il riassorbimento del grasso è dipendente da molti aspetti in relazione alla tecnica di esecuzione, ma può essere minimo (circa il 25%), in caso di una tecnica scrupolosa, sia in fase di prelievo che d’infiltrazione.
Un perfezionamento tecnico è venuto da S. Coleman nel 2005, che utilizza sempre grasso prelevato mediante lipoaspirazione ma con la variante tecnica della centrifugazione di quest’ultimo, per poterne utilizzare esattamente la parte relativa alle cellule adipose, escludendone le impurità. Da questo momento la metodica ha avuto una ulteriore fase di interesse e di applicazione ed attualmente il lipofilling è una delle metodiche che usiamo molto in chirurgia plastica, sia come procedura singola che in associazione ad altri interventi.
Nei trattamenti di Chirurgia Estetica di liposuzione, infatti, sempre più spesso non ci limitiamo ad asportare il grasso in eccesso in questa o quella zona del corpo. Al contrario, alla luce di un concetto moderno di tridimensionalità del corpo umano, cerchiamo di intervenire sempre di più con il rimodellamento delle varie aree, ridefinendo i contorni proprio grazie alla possibilità di asportare gli eccessi e riempire i difetti (liporistrutturazione).
Eccezionale scoperta clinica è stata infine quella di aver trovato cellule staminali totipotenti all’interno del grasso aspirato (Rigotti, 2007). Queste cellule conservano dalla nascita la possibilità di differenziarsi in tutti i tessuti del corpo umano (vasi sanguigni, cartilagine, osso, ecc.) in particolare se si trovano i condizioni di scarso trofismo, come nei tessuti cicatriziali o irradiati, oppure ulcere.
Grazie a questi risultati sperimentali e clinici, oggi siamo in grado di utilizzare il lipofilling ( con grasso centrifugato) praticamente in tutto il corpo umano non solo con finalità riempitive o ristrutturative ma anche con l’obiettivo senz’altro più ambizioso che è quello della rigenerazione tessutale.
PERINEOPLASTICHE RICOSTRUTTIVE NEL TRATTAMENTO DI LESIONI “NON HEALING” DOPO CHIRURGIA ANORETTALE
Molti interventi di chirurgia anorettale terminano con una ferita aperta, il cui processo di guarigione può essere ritardato da fenomeni quali sepsi o ischemia. Questo tipo di lesioni perineali chiamate dagli AA. anglosassoni “non healing” sono causa di numerosi problemi fisici e psicologici per i pazienti ( dolore, ripetute medicazioni, curettage, ecc.). Inoltre, la guarigione per seconda intenzione è seguita da cicatrici retraenti che possono provocare deformità anale e persino incontinenza fecale.
Lo scopo della chirurgia ricostruttiva del perineo è quello di ottenere rapidamente una “restitutio ad integrum” delle lesioni, ovvero una guarigione migliore delle ferite tramite chiusura di esse, direttamente o mediante lembi.
- Il chirurgo plastico, dunque, ha un importante ruolo di collaborazione con il chirurgo colorettale nel trattamento della patologia perianale.
Dott. Claudio Bernardi - Roma.
BIBLIOGRAFIA
- Mustoe, T.A., Galiano, R.D. in Andersen, D.K. (ed) Advances in wound healing and tissue repair. New York, World Medical Press, vol 4, pp.31-2, 1993.
- Withlow C.B., Opelka F.G ., Timmcke A.E., et al. “Perineal wounds following proctectomy”. Transactions of the 96 th Annual Meeting ASCRS, Philadelphia, Penn., June 1997.
- Bernardi C., Pescatori M. Reconstruttive perineoplasty in the management of non-healing wounds after anorectal surgery. Coloproctology, 21:226, 1999.
- Bernardi C., Pescatori M. Il ruolo del chirurgo plastico nel trattamento delle lesioni perineali : esperienza dell’ Unità di Colonproctologia di Roma. Riv Ital Chir Plastica 31,133-138, 1998.
- Christensen M.A., Pitsch R.M., Cali R.L., et al.” “House” advancement pedicle flap for anal stenosis”. Dis Colon Rectum , 35:201-203, 1992
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E’ una procedura chirurgica che consiste nell’abradere meccanicamente la parte più superficiale della cute con l’intento di renderla più omogenea e levigata. E’ indicata nel trattamento delle cicatrici, in particolare di quelle da acne, o delle rughe profonde. In alcuni casi è associata ad altri interventi (es. la dermoabrasione peribuccale per la correzione delle rughe della bocca che si esegue spesso insieme al lifting cervico facciale).
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LA CHIRURGIA PLASTICA ESTETICA – RICOSTRUTTIVA
La Chirurgia Plasticacomprende schematicamente due branche: la Chirurgia Estetica e la Chirurgia Ricostruttiva. Questa divisione in pratica è molto sfumata, infatti molti interventi ricostruttivi presentano problematiche di natura estetica o viceversa.
La Chirurgia Estetica corregge difetti o inestetismi del corpo migliorandone l'aspetto, elimina o riduce i segni di invecchiamento rendendo i tratti somatici più armoniosi.
La Chirurgia Ricostruttiva mira a riparare le malformazioni congenite, i danni da traumi ed incidenti oppure conseguenti ad interventi chirurgici demolitivi (es. asportazione della mammella per tumore). Essa inoltre comprende la cura delle ustioni, delle cicatrici e dei tumori della pelle.
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Il chirurgo che si appresta al rimodellamento del labbro deve necessariamente rispettare la morfologia e la funzionalità del labbro stesso, evitando tutte le correzioni eccessive che possano recare un qualche danno alla mobilità espressiva del labbro stesso. Piuttosto frequentemente, infatti, notiamo labbra eccessivamente “riempite” con volumi forzati che conferiscono un senso di staticità e di immobilità assolutamente innaturali.
Le situazioni cliniche che maggiormente ci troviamo a risolvere sono i casi di ridotta proiezione del labbro, di assottigliamento senile, di asimmetrie volumetriche e di forma tra il labbro superiore e quello inferiore. Molte tecniche sono state descritte in passato ed hanno tuttora una specifica validità. Ad esse va aggiunto la disponibilità attuale di materiali di riempimento.
CHEILOPLASTICA
La Chirurgia estetica del labbro (ha come obiettivo quello di rendere le labbra più armoniose nel contesto del viso.
L’approccio personale alla cheiloplastica di aumento parte dalle valutazioni iniziali durante l’esame obiettivo: proiezione delle labbra, definizione della linea cutaneo-mucosa, ipoplasia, distanza columello-labiale, sono alcuni degli elementi più importanti per indirizzare correttamente il trattamento.
La strategia chirurgica prevede essenzialmente tre fasi chirurgiche distinte, utilizzate singolarmente od opportunamente associate tra loro, che sono : tecniche di eversione in V-Y multiple, lifting del labbro superiore, tecniche di riempimento.
Le tecniche di eversione in V-Y, usate indifferentemente per il labbro superiore o inferiore, ci consentono di ottenere una buona eversione del vermiglio, senza però avere aumento volumetrico reale, ottenibile,con risultati migliori, con materiali di riempimento. Il lifting del labbro superiore è indicato non solo per aumentare l’eversione del vermiglio, ma anche per diminuire l’inestetismo di una distanza columella-labiale troppo grande, ristabilendo conseguentemente le giuste proporzioni nell’armonia di tutto il viso.
RISTRUTTURAZIONE VOLUMETRICA
Un trattamento più conservativo del labbro è caratterizzato dal riempimento con fillers.
Per ciò che concerne questi materiali di riempimento, ritengo che quelli permanenti, ovvero NON riassorbibili, siano gravati da un alto indice di reattività locale e soprattutto non è ancora chiara l’evoluzione del tempo. Sono dunque preferibili i materiali a riassorbimento variabile, sicuri e largamente utilizzati nel mondo, pur con il limite di dover essere ripetuti.
Lo schema di riempimento del labbro comprende la linea cutaneo-mucosa del labbro ma anche il filtro e l’arco di Cupido ottenendo un miglioramento generalizzato di tutta la regione labiale.
Questa tecnica personale di rimodellamento labiale, definita ristrutturazione volumetrica del labbro, viene eseguita in assenza di dolore grazie all’utilizzo dei blocchi anestesiologica periferici
Blocco anestesiologicoperiferico per le infiltrazioni di filler nelle labbra: schema di trattamento.
I trattamenti infiltrativi delle labbra rappresentano una parte importante della nostra attività clinica, sia come atto terapeutico singolo, sia ancor più spesso come trattamento complementare, nei pazienti già sottoposti a interventi di chirurgia estetica del viso. Inoltre, sempre più spesso ci stiamo indirizzando verso tecniche di infiltrazione del labbro nella sua totalità, invece che alla pur sempre valida strategia di utilizzo dei vari fillers nelle singole rughe.
Proprio in virtù di questo approccio riempitivo globale, ci troviamo di fronte al problema principale che nel labbro è rappresentato dal dolore.
Non soddisfatti dallo scarso livello di anestesia locale da contatto, abbiamo deciso di impiegare blocchi anestesiologici periferici, particolarmente adatti nelle regioni terminali.
Per ottenere un’anestesia completa delle labbra è quindi opportuno bloccare sia il nervo infraorbitario , sia il nervo sottomentoniero.
Il nervo infraorbitario, ramo del nervo mascellare, attraversa il canale infraorbitario ed esce a circa 1 cm al disotto del margine inferiore dell’orbita, in corrispondenza del suo punto mediano, dopo aver attraversato il canale infraorbitario. Il nervo provvede all’innervazione sensitiva cutanea della palpebra inferiore, dell’ala nasale e del labbro superiore.
Il nervo mentoniero, ramo del nervo mandibolare, è un ramo laterale del nervo alveolare inferiore, e fuoriesce dal foro mentoniero all’altezza del secondo premolare. Provvede all’innervazione sensitiva della cute e della mucosa del labbro inferiore e del mento.
Per il blocco anestesiologico diamo la preferenza alla via endo-orale, sicuramente meno fastidiosa della via transcutanea. Utilizziamo 1 cc di Lidocaina 2% per ogni singolo blocco, per un totale massimo di 5 ml.
Nel labbro superiore eseguiamo il blocco del nervo infraorbitario e dei rami labiali superiori.
Per il nervo infraorbitario, avendo come punto di repere il forame infraorbitario, si introduce l’ago nella plica gengivale superiore del cavo orale, sopra al canino in direzione del forame stesso, fino a toccare l’osso; quindi, previa aspirazione, si procede all’infiltrazione.
Il blocco selettivo dei rami labiali superiori è eseguito introducendo l’ago sempre nella plica gengivale superiore a livello del frenulo, ed arrivando lateralmente alla cresta mascellare, in direzione del setto caudale, su entrambi i lati.
Per il labbro inferiore eseguiamo il blocco del nervo mentoniero, introducendo l’ago vicino al primo premolare nella plica gengivale inferiore diretto posteriormente e medialmente fino a toccare l’osso, si arriva in prossimità del forame mentoniero.
Durante l’esecuzione dei blocchi è opportuno avere alcuni accorgimenti onde prevenire possibili complicanze. L’aspirazione prima dell’infiltrazione è essenziale nella prevenzione di iniezioni accidentali intravasali. In caso di puntura di un vaso, una buona compressione evita la formazione di vistose ecchimosi del viso. Inoltre, spingersi con l’ago all’interno dei forami può comportare lesioni meccaniche al nervo.
In conclusione l’Autore ritiene che lo schema di blocco anestesiologico sopradescritto sia una valida strategia per risolvere il problema del dolore durante l’applicazione di filler per il rimodellamento del labbro.
Relazione presentata al XXV Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica. Roma, 23-25 Aprile 2004
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Lipoaspirazione o Liposuzione
E’ passato più di un quarto di secolo da quando la lipoaspirazione si è affermata nel settore della chirurgia estetica. L’iniziale scetticismo o in alcuni casi il rifiuto che ha destato nella comunità scientifica internazionale in passato, ha lasciato il posto al grande interesse per questa metodica, entrata ormai a pieno titolo nel bagaglio culturale di ogni chirurgo estetico. Durante questo lungo periodo la tecnica è andata perfezionandosi ed affinandosi sia nelle tecniche, sia nei materiali. Se inizialmente era indicata solo per il trattamento di alcuni depositi adiposi della regione trocanterica o dei fianchi in pazienti giovani, ora praticamente la sua indicazione chirurgica si è estesa a tutte le aree del corpo anche in presenza di un tono cutaneo non eccellente.
L’esperienza di questi 25 anni ci ha confermato che questa tecnica è sicura a patto che vengano messe in atto scrupolosamente tutte le misure atte a preventive le possibili complicanze. Al contrario la non osservanza di certe condotte chirurgiche espone il paziente a rischi reali.
Facciamo brevemente il punto sulla situazione descrivendo le indicazioni ed i limiti della tecnica, benefici e rischi.
La lipoaspirazione o liposuzione è l’intervento chirurgico che consente di rimuovere gli eccessi di tessuto adiposo nelle diverse aree del corpo. I maggiori benefici si traggono quando l’adipe da eliminare è ben localizzato in regioni quali fianchi, coscia, addome, ginocchio, collo, ecc. L'intervento consiste nell’aspirazione dell’adipe utilizzando cannule introdotte sotto la pelle nelle diverse aree, attraverso piccole incisioni che rappresenteranno gli unici esiti cicatriziali. Questa metodica è andata perfezionandosi sempre più con varianti tecniche significative.
Indicazioni
Anche se nessun tipo di liposuzione sostituisce i benefici di una dieta appropriata e dell’esercizio fisico, la liposuzione può rimuovere il grasso permanentemente in quelle zone che non rispondono ai metodi tradizionali di perdita di peso. Il candidato migliore per una liposuzione è uomo o donna di peso relativamente normale e cute sufficientemente elastica, che presenta eccessi di grasso in determinate zone. Dovrà essere in buona salute, psicologicamente stabile e realistico nelle sue aspettative. Difatti, è importante capire che la liposuzione potrà migliorare notevolmente l’aspetto, ma non permetterà necessariamente di conseguire la silhouette ideale desiderata. L’età non rappresenta da solo un fattore di esclusione, tuttavia i pazienti più anziani con elasticità della pelle diminuita non possono ottenere gli stessi risultati dei pazienti più giovani con cute elastica. In tali casi, il chirurgo può indicare, in quanto preferibile, una procedura chirurgica con asportazione della cute in eccesso, anche se a spese di cicatrici esterne, come una addominoplastica o un lifting delle cosce.
Preparazione preoperatoria
Vengono prescritte le analisi cliniche di routine (esami di laboratorio, elettrocardiogramma e radiografia del torace) per verificare lo stato di salute del paziente. Si consiglia di non assumere aspirina o medicamenti che la contengono perdue settimane prima dell'intervento e due settimane dopo. L'aspirina può causare sanguinamento e quindi aumentare il rischio di complicanze. Si consiglia poi di ridurre/eliminare il fumo per almeno due settimane prima dell'intervento. Alcuni studi hanno dimostrato che l’incidenza delle complicanze è 10 volte superiore nei pazienti fumatori che non in quelli che non fumano.
Intervento e decorso postoperatorio
La liposuzione è effettuata in sala operatoria generalmente in anestesia generale, più raramente in anestesia spinale o epidurale. Per trattare solo piccole aree si può eseguire l’anestesia locale con "sedazione cosciente" (la paziente mantiene uno stato di relativa coscienza, pur risultando opportunamente sedata con farmaci endovenosi ad opera dell’anestesista). Durante la lipoaspirazione , insieme al grasso, si perde anche una quantità variabile di fluidi, ed è quindi importante, specie per liposuzioni estese, che tali fluidi vengano rimpiazzati per via endovenosa durante e/o dopo la procedura. Si verifica anche la rottura di un certo numero di vasi sanguigni, lasciando diffondere nei tessuti circostanti una certa quantità di sangue,che determina vistose ecchimosi nel postoperatorio: esse si riassorbiranno nel giro di 10 -15 giorni circa. Alla fine dell'intervento viene messa una guaina elastica compressiva che la paziente deve indossare per un mese in maniera continuativa. La paziente osserverà riposo a letto il giorno dell'intervento e verrà dimessa il giorno successivo, salvo complicazioni.
Durante la prima settimana è consigliabile riposo con modesta attività fisica; successivamente, insieme alla ripresa delle normali attività (passeggio, guida, vita sociale), è consigliabile effettuare massaggi linfodrenanti per facilitare il riassorbimento dell’edema ed eliminare eventuali lievi irregolarità dell'area trattata, che potrebbero formarsi man mano che il processo cicatriziale procede.
Per un mese è sconsigliato praticare sport.
Rischi e complicanze
In qualsiasi intervento chirurgico vi è un certo grado di rischio. La somministrazione di farmaci di qualsiasi genere può produrre risultati gravi e imprevedibili: una sala operatoria attrezzata e la presenza del medico anestesista-rianimatore ci consente di prevenire tali situazioni e trattarle opportunamente in modo da evitare prontamente qualsiasi conseguenza. Le complicanze legate all'intervento come infezione, sanguinamento prolungato, insufficienza cardio-circolatoria per sanguinamento eccessivo sono rare e comunque ben affrontabili. Un edema prolungato può richiedere tempi di riassorbimento più lunghi. Può esserci una compromissione temporanea della circolazione linfatica e venosa nella zona operata con conseguente gonfiore e dolore: tale situazione si risolve spontaneamente o terapia medica e massaggi nel giro di un mese circa.
Le cicatrici pur essendo piccole possono essere di cattiva qualità, al punto da richiederne la revisione chirurgica in anestesia locale. Un’eccessiva retrazione cicatriziale nelle zone operate può provocare infossamenti della cute che insieme ad eventuali accumuli adiposi residui determinano irregolarità del profilo
cutaneo.
A partire dal sesto mese si può eventualmente eseguire un intervento di “ritocco”. L’eventualità di sottoporsi ad interventi di “ritocco”, costituisce un normale momento di rifinitura del risultato, e non già un’errata condotta dell’intervento. La causa è da ricercare nell’assestamento imprevedibile dei tessuti operati, in quanto la cicatrizzazione
La Liposuzione oggi
La liposuzione ha avuto negli ultimi decenni un’importante evoluzione tecnica. L’applicazione di raffinate metodiche mediante l’utilizzo di cannule sottili ci consente oggi di poter trattare in pratica tutte le aree del corpo (liposcultura) effettuando dei veri e propri rimodellamenti corporali.
La tendenza attuale nel trattamento delle adiposità localizzate è un approccio globale che prevede l’asportazione di tessuto adiposo in eccesso (mediante liposuzione, liposcultura) ed il reintegro volumetrico dove necessario, mediante infiltrazioni di tessuto adiposo (lipofilling) ottenendo quella che viene definita la liporistrutturazione.
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Mastopessi
La ghiandola mammaria è un annesso cutaneo e segue con la cute tutti i cambiamenti dovuti all’età in particolare riguardo alla perdità di tonicità cutanea. Questo crea una sorta di discrepanza tra involucro cutaneo (contenente) e tessuto ghiandolare(contenuto) per cui avviene un cedimento tessutale che , per effetto della gravità, provoca la ptosi (caduta) della mammella. A volte la ptosi si può manifestare anche precocemente oppure dopo forti dimagrimenti o a seguito di gravidanze. Se peraltro è avvenuta anche una concomitante riduzione di volume si può intervenire inserendo anche delle protesi per riacquistare il volume.
L’intervento
La mastopessi è l’intervento chirurgico che ha lo scopo di sollevare le mammelle ptosiche, garantendo contemporaneamente una forma piacevole ed un’adeguata proiezione del cono mammario. Tutto ciò si effettua riposizionando e rimodellando il tessuto mammario, facendo risalire il complesso areola-capezzolo nella posizione corretta ed eliminando la pelle in eccesso. Dalla quantità di eccesso cutaneo da rimuovere dipende l’entità delle cicatrici che possono essere limitate alla regione periareolare oppure estendersi alla verticale oppure, proprio se necessario, al solco inframammario. L’intervento di mastopessi, se eseguito correttamente, non interferisce con il normale sviluppo ghiandolare, con la possibilità di allattamento e con la sensibilità del complesso areola-capezzolo.
Solo in casi molto limitati di ptosi mammaria è possibile rimodellare la mammella con la semplice mastoplastica additiva, ottenendo la distensione della cute in eccesso, senza aumentare eccessivamente il volume mammario. E’ da considerarsi non corretto , infatti, il ricorso a forzature di volumi mammari eccessivi ai fini della distensione dei tessuti mammari, perché, con protesi troppo grandi, si pongono le basi di una recidiva precoce della ptosi mammaria, legata proprio al peso della protesi stessa.
La correzione ideale in questi casi è la giusta integrazione volumetrica mediante la protesi (senza forzature!) associata al rimodellamento della ghiandola mammaria e la cute in eccesso viene asportata mediante l’incisione periareolare o, in casi marcati, anche in quella verticale o inframammaria.
Le cicatrici migliorano nel tempo ma non scompaiono. Il beneficio, comunque, di aver ottenuto delle mammelle di forma e volume desiderato, di maggiore consistenza e dall'aspetto più piacevole, supera di gran lunga il disappunto per la presenza di cicatrici più numerose.
La paziente ideale all'intervento
La paziente ideale all’intervento è in primo luogo una donna in buono stato di salute, verificata anche con analisi cliniche e strumentali. In secondo luogo la paziente deve essere informata dal medico sulle reali possibilità di miglioramento in rapporto al suo desiderio. Durante la visita il chirurgo valuta tutti i parametri clinici (età, difetti della gabbia toracica, volume ghiandolare, tono cutaneo, ecc) e, grazie alla competenza e l’esperienza, sceglie tra le varie soluzioni chirurgiche quella che più si può adattare al desiderio della paziente.
Qualora si scelga per l’integrazione volumetrica mediante protesi, vale la pena di ricordare che le protesi attualmente in uso sono costituite da gel di silicone. Dopo più di quaranta anni di esperienze cliniche rispetto all’uso di protesi mammarie in silicone possiamo affermare con certezza che non esistono relazioni con eventuali insorgenze di patologie autoimmuni o di altre patologie tumorali. Negli ultimi anni, le protesi mammarie hanno subito una grande evoluzione in particolare rispetto alla loro consistenza (morbida al tatto) ed alla forma, versatile nelle tre dimensioni .
L’anestesia
La mastopessi viene eseguita di routine in anestesia generale. Come in altre procedure di chirurgia plastica che coinvolgono le aree superficiali del corpo umano, l’anestesista utilizza procedure anestesiologiche che richiedono un minor impiego di farmaci che consente, fra l’altro, anche un rapido recupero postoperatorio. Pur essendo in grado di tornare a casa lo stesso giorno dell’intervento, è consigliabile la degenza della notte ai soli fini di una maggior osservazione clinica.
L'intervento chirurgico
Il rimodellamento della mammella consiste nel ricostruire il cono mammario e di definirne la maggior proiezione possibile utilizzando opportunamente i tessuti presenti. A volte è possibile ruotare verso l’alto un lembo ghiandolare (tecnica dell’autoprotesi), riuscendo a riempire opportunamente il polo superiore della mammella. Il complesso areola-capezzolo viene anch’esso riposizionato verso l’alto.
Possibili rischi e complicanze
In qualsiasi intervento chirurgico vi è un certo grado di rischio. La somministrazione di farmaci di qualsiasi genere può produrre reazioni avverse gravi e imprevedibili: una sala operatoria attrezzata e la presenza del medico anestesista-rianimatore ci consente di prevenire tali situazioni e trattarle opportunamente in modo da evitare prontamente qualsiasi conseguenza.
Il sanguinamento è raro, ma può verificarsi solitamente entro le prime 24 ore; in tal caso sarà necessario un ritorno in sala operatoria per fermare il sanguinamento, senza ulteriori inconvenienti o prolungamenti della degenza. Anche le infezioni sono estremamente rare e se precocemente riconosciute ed opportunamente trattate, si risolvono prontamente. Un’alterazione della sensibilità può essere secondaria all’operazione, ma scompare nel tempo.
L’eventuale presenza di impianto protesico comporta anche le complicanze relative ad esse ( v. mastoplastica additiva). L'intervento lascia normalmente cicatrici modeste in dimensioni, che comunque vengono
Trattamento post-operatorio
Il giorno successivo, dopo rimozione dei drenaggi se presenti, la paziente viene dimessa con terapia antibiotica ed analgesica al bisogno. Dopo una settimana di riposo a casa si riprendono le normali attività (passeggiare, guidare, vita sociale), ma non sarà possibile praticare sport prima di un mese. Ai fini della riuscita dell’intervento, è necessario limitare movimenti di spalle e braccia in modo assoluto nei primi giorni, per poi riprenderli gradualmente, dormire in posizione supina ed indossare un reggiseno contenitivo per un mese. Inizialmente la mammella appare leggermente più alta del normale e nel giro di 3-6 settimane l’impianto scenderà in una posizione più naturale. |

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La mastoplastica additiva è l’intervento chirurgico che consente di aumentare il volume e di rimodellare la forma delle mammelle. Viene effettuato sia con finalità estetiche , per ingrandire il seno, per ridare volume dopo una gravidanza o un forte dimagrimento, oppure per correggere asimmetrie mammarie o in chirurgia ricostruttiva dopo una l’intervento di mastectomia.
La paziente ideale all'intervento
La paziente ideale all’intervento è in primo luogo una donna in buono stato di salute, verificata anche con analisi cliniche e strumentali. In secondo luogo la paziente deve essere informata dal medico sulle reali possibilità di miglioramento in rapporto al suo desiderio. Durante la visita il chirurgo valuta tutti i parametri clinici (età, difetti della gabbia toracica, volume ghiandolare, tono cutaneo, ecc) e, grazie alla competenza e l’esperienza, sceglie tra le varie soluzioni chirurgiche quella che più si può adattare al desiderio della paziente.
Tipo di protesi
Le protesi attualmente in uso sono costituite da gel di silicone. Dopo più di quarant’anni di esperienze cliniche rispetto all’uso di protesi mammarie in silicone, possiamo affermare con certezza che non esistono relazioni con eventuali insorgenze di patologie autoimmuni o di altre patologie tumorali. Negli ultimi anni, le protesi mammarie hanno subito una grande evoluzione in particolare rispetto alla loro consistenza (morbida al tatto) ed alla forma, versatile nelle tre dimensioni .
L’anestesia
La mastoplastica additiva viene eseguita di routine in anestesia generale. Come in altre procedure di chirurgia plastica che coinvolgono le aree superficiali del corpo umano, l’anestesista utilizza procedure anestesiologiche che richiedono un minor impiego di farmaci che consente, fra l’altro, anche un rapido recupero postoperatorio. Pur essendo in grado di tornare a casa lo stesso giorno dell’intervento, è consigliabile la degenza della notte ai soli fini di una maggior osservazione clinica.
L'intervento chirurgico
La tecnica utilizzata per il posizionamento dell'impianto dipende spesso dalla anatomia della regione .
Le via di accesso sono studiate in maniera tale da lasciare residui cicatriziali minimi; l’incisione è contenuta nella metà inferiore del bordo dell’areola o, in alternativa, nel solco sottomammario o nell’ascella. La sede d’impianto è sotto la ghiandola mammaria o sotto il piano muscolare oppure in un piano misto (dual plane). Il posizionamento sottoghiandolare consente alla protesi di alloggiarsi direttamente a contatto con la ghiandola mammaria stessa e avere negli anni un’evoluzione solidale con essa. La condizione indispensabile per questa scelta chirurgica è che la ghiandola deve essere ben rappresentata e che le dimensioni della protesi non siano maggiori del diametro ghiandolare, penna la visività del contorno protesico o la sua palpabilità. In casi di scarsità di tessuto ghiandolare come spesso succede nelle ipoplasie post-gravidiche, è da considerare la loggia sottomuscolare , al di sotto della quale l’impianto è meno visibile e palpabile. Questa tecnica è più dolorosa. Negli ultimi anni si è sviluppata una metodica chiamata dual plane, che unisce i vantaggi di entrambe.
Loggia sotto ghiandolare loggia sottomuscolare loggia dualplane
Trattamento post-operatorio – Il giorno successivo, dopo rimozione dei drenaggi se presenti, la paziente viene dimessa con terapia antibiotica ed analgesica al bisogno. Dopo una settimana di riposo a casa si riprendono le normali attività (passeggiare, guidare, vita sociale), ma non sarà possibile praticare sport prima di un mese. Ai fini della riuscita dell’intervento, è necessario limitare movimenti di spalle e braccia in modo assoluto nei primi giorni, per poi riprenderli gradualmente, dormire in posizione supina ed indossare un reggiseno contenitivo per un mese. Inizialmente la mammella appare leggermente più alta del normale (soprattutto per impianti retromuscolari): nel giro di 3-6 settimane l’impianto scenderà in una posizione più naturale.
Possibili rischi e complicanze - In qualsiasi intervento chirurgico vi è un certo grado di rischio. La somministrazione di farmaci di qualsiasi genere può produrre reazioni avverse gravi e imprevedibili: una sala operatoria attrezzata e la presenza del medico anestesista-rianimatore ci consente di prevenire tali situazioni e trattarle opportunamente in modo da evitare prontamente qualsiasi conseguenza.
Il sanguinamento è raro, ma può verificarsi solitamente entro le prime 24 ore; in tal caso sarà necessario un ritorno in sala operatoria per fermare il sanguinamento, senza ulteriori inconvenienti o prolungamenti della degenza. Anche le infezioni sono estremamente rare ma, se presenti, può essere necessario rimuovere le protesi ed attendere alcune settimane o mesi per inserirle nuovamente. Un’alterazione della sensibilità può essere secondaria all’operazione, ma scompare nel tempo.
L’organismo reagisce nei confronti della protesi come con qualsiasi altro corpo estraneo, dando luogo alla formazione di una capsula fibrosa. Una reazione fibrosa esagerata può costringere la protesi, deformandola e dislocarla al punto da essere visibile o palpabile. Allo stato attuale, con l’utilizzo di protesi di nuova generazione, questa complicanza si è notevolmente ridotta per cui molto raramente il problema si manifesta in maniera tale da richiedere un intervento chirurgico correttivo.
L’impianto può rompersi a causa di traumi oppure, molto più raramente, per usura nel tempo. In questo caso è necessario un intervento di sostituzione dell’impianto.
L’intervento di mastopessi, se eseguito correttamente, non interferisce con il normale sviluppo ghiandolare, con la possibilità di allattamento e con la sensibilità del complesso areola-capezzolo.
Mastoplastica additiva con mastopessi
La scarsità di volume mammario può essere associata anche a perdita di tono cutaneo o ad un eccesso vero e proprio di cute.
Solo in casi molto limitati è possibile rimodellare la mammella con la semplice mastoplastica additiva, ottenendola distensione della cute in eccesso, senza aumentare eccessivamente il volume mammario. E’ da considerarsi non corretto , infatti, il ricorso a forzature di volumi mammari eccessivi ai fini della distensione dei tessuti mammari, perché, con protesi troppo grandi, si pongono le basi di una recidiva precoce della ptosi mammaria, legata proprio al peso della protesi stessa.
La correzione ideale in questi casi è la giusta integrazione volumetrica mediante la protesi (senza forzature!) associata al rimodellamento della ghiandola mammaria e la cute in eccesso viene asportata mediante l’incisione periareolare o, in casi marcati, anche in quella verticale o inframammaria.
Le cicatrici migliorano nel tempo ma non scompaiono. Il beneficio, comunque, di aver ottenuto delle mammelle di forma e volume desiderato, di maggiore consistenza e dall'aspetto più piacevole, supera di gran lunga il disappunto per la presenza di cicatrici più numerose.
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La Medicina Estetica corregge gli inestetismi e i primi segni di invecchiamento cutaneo e svolge un’importante attività di educazione preventiva per mantenimento del benessere psico-fisico del proprio corpo.
I trattamenti di medicina estetica sono in perfetta sinergia con quelli della chirurgia estetica. Alcuni possono essere eseguiti prima dell’intervento, per preparare la cute ed i tessuti profondi a reagire in maniera ottimale all’operazione; altri, come nel caso del drenaggio linfatico, sono eseguiti dopo la chirurgia, per consentire un recupero migliore e più rapido.
Esistono terapie di medicina estetica complementari all’intervento chirurgico estetico, come nel caso di peeling o dermabrasioni dopo il lifting facciale; essi migliorano il risultato chirurgico, donando uniformità e naturalezza al viso.
Molto importanti sono anche le terapie mirate alla prevenzione, al controllo o alla cura dei depositi adiposi o della cosiddetta"cellulite", come l'ossigenoterapia.
Nel trattamento delle rughe esiste oggi un approccio mirato ed una cura specifica in base alla tipologia della ruga stessa. Le rughe e solchi di mimica facciale sono dette anche rughe di espressione e sono provocate dal naturale impoverimento delle strutture portanti della pelle quali collagene, elastina e acido ialuronico, che si verifica con il passare degli anni e con i movimenti dalla muscolatura mimica facciale. Invece le rughe e solchi provocati dall'invecchiamento e dal cedimento del profilo, dipendono dalla diminuzione dell'elasticità e tonicità della pelle, e si evidenziano soprattutto negli zigomi, nella bocca, arcate sopracciliari, rughe periorbicolari (cosidette zampe di gallina). E' importante il giudizio medico per una valutazione corretta ed per impostare un trattamento personalizzato mediante uso di filler o di tossina botulinica.
In caso di perdita di tono e di elasticità cutanea è particolarmente indicata la biostimolazione dermica ( viso, collo, decoltè). E’ una tecnica atta a migliorare, attraverso l'inserimento locale di farmaci stimolanti, la compattezza e il turgore della pelle, oltre che a prevenire rilassamenti cutanei maggiori.
Tutti i trattamenti di medicina estetica sono solitamente meno invasivi degli interventi di chirurgia estetica, solitamente non necessitano dell'anestesia, ma anche i risultati sono meno duraturi nel tempo e quindi, talvolta, i trattamenti devono essere ripetuti dopo alcuni mesi. |
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La mentoplastica è l’intervento correttivo che aumenta o riduce il mento armonizzandolo con il resto del viso. Nel caso della riduzione, essa può interessare i tessuti molli del mento e/o la parte ossea. La scarsa proiezione del mento è invece risolvibile utilizzando impianti protesici opportunamente modellati.
La mentoplastica si effettua spesso insieme alla rinoplastica nella profiloplastica per migliorare tutto il profilo del viso.
Gli interventi di carattere puramente estetico devono esser eseguiti solo dopo che siano stati corretti problemi di anomala occlusione dentaria e comunque dopo controllo ortodontico.
Un’alternativa all’introduzione delle protesi è l’utilizzo di fillers. In questi casi però i risultati sono meno eclatanti.
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ESPERIENZA PERSONALE:
Nei casi clinici in cui la ptosi mammaria è associata ad ipotrofia ghiandolare marcata, con l’intervento di mastopessi, mediante adeguato riposizionamento del parenchima ghiandolare, otteniamo mammelle di buona forma e consistenza. L’effetto della ridistribuzione volumetrica, però, produce mammelle proiettate ma con basi più piccole, con il relativo effetto non solo ottico di un volume ridotto; ciò può essere motivo di insoddisfazione per le pazienti.
E’ quindi opportuno, già durante l’esame obiettivo, valutare insieme alla paziente il grado di discrepanza cute/ghiandola ( contenente/contenuto ) e l’eventuale necessità di inserimento di una protesi, per ottenere un volume a lei più congeniale.
I vantaggi dell’introduzione della protesi sono rappresentati oltre che dall’aumento volumetrico e della consistenza mammaria, anche da una minor quantità di cute da asportare e quindi da cicatrici più corte. Gli svantaggi, invece, sono correlati direttamente alla presenza delle protesi ed alle eventuali problematiche e complicanze legate ad esse ( contrazione capsulare, dislocazione, ecc.), che oggi, sia pur ridotte, devono essere sempre prese in considerazione.
La nostra condotta in questi casi è quella di associare alla mastopessi semplice l’inserimento protesico , orientando le pazienti verso volumi non grandi, compatibili con un buon risultato. In questo modo abbiamo la possibilità di offrire all’impianto una maggiore copertura, anche ruotando opportunamente lembi ghiandolari, al fine di ridurre l’evidenza di possibili problematiche correlate alla protesi stessa.
Al chirurgo spetta la scelta del tipo di protesi e della loggia , sottoghiandolare, sottomuscolare o mista. In presenza di una buon trofismo tissutale la loggia sottoghiandolare coniuga semplicità e naturalezza del risultato. Nei casi in cui la copertura tissutale è scarsa, la nostra scelta attuale è quella di confezionare una loggia mista per offrire all’impianto protesico una valida copertura muscolo-ghiandolare dei quadranti supero-esterni, proprio dove spesso adipe e ghiandola sono poco rappresentati. Inoltre, disinserimento e sezione del muscolo pettorale evitano inconvenienti come la migrazione della protesi verso l’alto per effetto della contrazione muscolare, complicanza non rara della loggia sottomuscolare .
In definitiva, nella pratica clinica pur preferendo trattare la ptosi mammaria con la mastopessi semplice, riteniamo che, in casi selezionati, associare a quest’ultima l’impianto protesico sia una valida strategia chirurgica. |

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L’otoplastica è l’intervento che corregge i difetti morfologici del padiglione auricolare. Tali deformità di natura estetica, pur non avendo nessuna importanza dal punto di vista funzionale, comportano spesso delle problematiche psicologiche che possono condizionare la vita di relazione. Già in fase scolare, infatti, il bambino portatore di tale difetto può avvertire la diversità, manifestando insicurezza o scarso rendimento. Proprio in questa fase è indicato l’intervento correttivo di otoplastica estetica. Esso corregge la sporgenza del padiglione auricolare, ne delinea pieghe e solchi, ripristinando immediatamente le giuste proporzioni. L’otoplastica è comunemente eseguita in ambulatorio in anestesia locale con sedazione anestesiologica.
I difetti estetici del padiglione auricolare, pur non avendo importanza dal punto di vista funzionale, comportano spesso delle problematiche psicologiche che possono condizionare la vita di relazione. Già in fase scolare, se il bambino portatore di tale difetto avverte la diversità, è indicato l’intervento correttivo di otoplastica. Esso corregge la sporgenza del padiglione auricolare, ne delinea pieghe e solchi, ripristinando immediatamente le giuste proporzioni.
VISITA PREOPERATORIA: La visita preoperatoria è il momento in cui viene studiato il caso in tutti i suoi dettagli, estetici e funzionali e, se esistono le indicazioni per l’intervento chirurgico, vengono illustrate e programmate tutte le correzioni possibili.
Vengono anche eseguite delle fotografie del viso per meglio visualizzare ogni dettaglio utile per la valutazione e la programmazione chirurgica.
ESAMI CLINICI: Prima di essere sottoposti ad otoplastica è necessario fare esami ematici di routine, elettrocardiogramma e rx del torace. La conferma di un buono stato di salute attraverso tali esami, rende il rischio operatorio non significativo.
ANESTESIA: Dal momento che l’otoplastica è una chirurgia di superficie è sufficiente eseguire una buona anestesia loco-regionale, eventualmente accompagnata da una leggera sedazione, specie nei bambini. In questo caso potrà essere necessario un ricovero in Day Hospital, ovvero con dimissione dopo poche ore dall’intervento. E’ sempre preferibile un digiuno di 5 ore.
Il dolore, se presente, è di lieve entità e facilmente controllabile con normali farmaci antidolorifici.
INTERVENTO CHIRURGICO: Io eseguo l’intervento in prima persona e sono assistito da altri chirurghi esperti, che hanno un ruolo attivo prima, durante e dopo la chirurgia. L’otoplastica è eseguita attraverso incisioni cutanee posteriori al padiglione e quindi nascoste.
MEDICAZIONE: Una medicazione occlusiva e lievemente compressiva viene lasciata per 4-5 giorni. Rimossa questa, viene sostituita con una fascia elastica (tipo da tennis) per altre 2 settimane.
POST-OPERATORIO: Appena tolta la medicazione già si è “presentabili”, potendosi riprendere le normali abitudini (lavoro, scuola, ecc.). Durante il primo mese, comunque, le orecchie sono ancora instabili e sono sconsigliati esercizio fisico intenso ed esposizione diretta al sole.
CONTROLLI A DISTANZA: Pur avendo l’otoplastica un impatto immediato, il risultato finale è valutabile a distanza di almeno sei mesi dall’intervento, periodo durante il quale piccole modificazioni delineano ulteriormente i contorni delle strutture del padiglione auricolare.
Io personalmente eseguo i controlli postoperatori a distanza di 1, 3, 6, 12 mesi. |
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Il peeling chimico è una procedura medico-chirurgica che consente il rinnovamento ed il ringiovanimento rapido dello strato più superficiale della cute. Questa infatti, già dopo i primi trattamenti, appare più levigata e più luminosa. Il peeling chimico è indicato in tutti i casi in cui si voglia migliorare la superficie, il colore ed il tono della pelle come: acne in fase attiva o cicatriziale, macchie cutanee (senili, solari, postgravidiche ed altre), cheratosi , rughe sottili del viso, tono cutaneo diminuito.
Il peeling chimico è dovuto all'azione di alcune sostanze tra le quali il recente Acido Glicolico. Il peeling chimico con acido glicolico è INDOLORE. Il trattamento è ambulatoriale, dura pochi minuti ed è consigliabile ripeterlo ciclicamente. Il peeling chimico con acido glicolico è una terapia di mantenimento dello stato di salute della cute e di prevenzione del suo invecchiamento.
Qualora lo ritenga opportuno, il chirurgo potrà eseguire un peeling utilizzando sostanze più forti ( es. acido tricloroacetico, fenolo, ecc.) oppure il Laser (skin resurfacing) |
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Approccio chirurgico al rimodellamento morfo-funzionale del tronco
INTRODUZIONE
Il tronco è costituito da regioni diverse ma in contiguità tra loro, perciò il singolo intervento chirurgico ne migliora o corregge una regione, ma può creare un contrasto innaturale con aree non trattate. Quindi in virtù di un approccio globale al rimodellamento morfofunzionale del tronco, già in fase di valutazione clinica è opportuno pianificare gli interventi e la loro eventuale associazione.
L’avvento della liposuzione ha progressivamente cambiato l’approccio chirurgico, riducendo la necessità di tecniche convenzionali, che comunque mantengono una loro precisa indicazione. L’addominoplastica conserva sempre una componente funzionale importante associata a quella estetica, legata alla plicatura dell’aponeurosi che, aumentando il tono muscolare della parete, migliora l’atteggiamento posturale dei pazienti. La mastoplastica completa il risultato estetico nella parte alta del tronco e consente un importante miglioramento funzionale nelle correzioni di grandi ipertrofie o asimmetrie.
METODI
Sono stati presi i considerazione 40 pazienti sottoposte a rimodellamento morfofunzionale del tronco. Gli interventi effettuati sono stati addominoplastica, miniaddominoplastica, mastoplastica riduttiva, mastopessi e liposuzione. In casi selezionati, alcune procedure sono state associate, ovvero condotte simultaneamente. Controindicazioni all’associazione dei vari interventi sono l’età maggiore di 60 anni o situazioni cliniche non compatibili con interventi che possono prolungarsi per oltre 4–5 ore.
RISULTATI
I risultati clinici ottenuti sono stati buoni, avendo conseguito in tutti i casi un significativo miglioramento funzionale ed estetico dell’intero tronco, con importanti risvolti sulla postura. Due complicanze minori, un sieroma ed una infezione localizzata della ferita addominale. Il rimodellamento completo del tronco, ha infatti evitato la discrepanza tra aree trattate e non, consentendo il raggiungimento di un’uniformità morfologica e funzionale e potenziando il risultato del singolo intervento.
DISCUSSIONE E CONCLUSIONE
Nei difetti morfologici e /funzionali che interessano l’intero tronco, il trattamento chirurgico di una sola regione come quella addominale o quella mammaria, creerebbe uno squilibrio tra aree trattate e non. In alcuni casi di grande obesità o di marcata flaccidità, il singolo intervento chirurgico, pur condotto egregiamente, rischierebbe di non sortire significativi benefici. Per questo motivo, l’Autore pone particolare enfasi sulla necessità di un trattamento chirurgico globale dell’intera unità morfo-funzionale rappresentata dal tronco.
Questo, però, impone una scrupolosa valutazione clinica, un attento esame obiettivo ed una scrupolosa pianificazione chirurgica, che consentirà di ottenere importanti risultati morfologici e funzionali, senza aumentare i rischi e le complicanze chirurgiche.
BIBLIOGRAFIA
- Baroudi R., Kepke E.M., Carvalho cgs.; Mammary reduction combined with reverse abdominoplasty. Ann. Plast. Surg. 2:368,1978.
- Baroudi R.,M.D., Moraes M., M.D.,; Philosophy, technical principles, selection, and indication in body contouring surgery.Aesth.Plast.Surg. 15:1-18,1991.
- Bernardi C. “La chirurgia plastica nel trattamento degli esiti di by-pass intestinale per obesità: presentazione di un caso clinico”, Il Giornale di Chirurgia anno XVII N° 11\12 1996.
- Cardoso de Castro C.; Simultaneous reduction mammaplasty and abdominoplasty. Plast. Recontr. Surg. 36:39 ; 61 , 1978.
- Gonzalez, Ulloa M.; Chirurgia Plastica Estetica. Piccin Nuova Libraria, Padova.
- Bernardi C. “Addominoplastica e mastoplastica nel rimodellamento morfofunzionale del tronco”. Atti del 51° Congresso Nazionale della S.I.C.P.R.E., pag. 113.Verona, 19-21 Settembre 2001 e atti del XXIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica. La Medicina Estetica, Ed. Salus, 2002.
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Un naso ben operato deve mantenere la naturalezza dei suoi tratti per ben armonizzarsi con il viso.
La rinoplastica è l’intervento che corregge i difetti estetici del naso come gibbosità del dorso, asimmetrie della piramide nasale, irregolarità della punta. Essa può essere eseguita per ragioni puramente estetiche oppure funzionali, quando cioè esistono problemi respiratori legati ad una deviazione del setto nasale. In tal caso la rinoplastica si associa alla SETTOPLASTICA.
Il risultato di una rinoplastica dipende non solo dall’abilità tecnica del chirurgo e dal suo senso artistico, ma anche da una perfetta sintonia tra il desiderio del paziente e quello del chirurgo. Nel colloquio preoperatorio infatti, viene eseguito uno studio del profilo del viso, avvalendosi anche del computer, ed il chirurgo espone tutte le problematiche inerenti alle deformità da correggere. La correzione quindi sarà rivolta all’eliminazione dei difetti, nel pieno rispetto delle caratteristiche peculiari di quel determinato viso.
In definitiva, un naso ben operato non deve avere un aspetto "artificiale" ma deve mantenere la naturalezza dei suoi tratti per ben armonizzarsi con il viso.
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La mastoplastica è l’intervento che corregge i difetti estetici o funzionali del seno. E’ possibile aumentarlo (mastoplastica additiva), ridurlo (Mastoplastica riduttiva), sollevarlo (mastopessi), correggere malformazioni o asimmetrie, ricostruirlo.
MASTOPLASTICA DI AUMENTO
Le protesi mammarie non interferiscono con la normale funzionalità della ghiandola
Il seno piccolo può essere la conseguenza di uno sviluppo puberale non sufficiente oppure causato da un processo di involuzione postgravidica. In entrambi i casi le mammelle possono essere aumentate di volume utilizzando protesi mammarie. Gli impianti protesici recenti hanno una consistenza soffice e, se posizionate correttamente con una buona copertura tissutale, consentono di ottenere un seno di aspetto naturale. A questo riguardo è opportuno che nel colloquio preoperatorio il chirurgo e la paziente siano in perfetta sintonia sull’entità dell’aumento mammario da effettuare. Esiste infatti un giusto equilibrio tra la sede che ospita la protesi ed il volume della protesi stessa che, se rispettato, conferisce alla regione toracica un aspetto che ben si armonizza con il resto del corpo. Al contrario, protesi di volume troppo grandi sono una “forzatura” che esce dai canoni estetici tradizionali e, a causa del loro peso sono destinate a scendere più precocemente.
Le protesi mammarie non interferiscono con la normale funzionalità della ghiandola (es. l’allattamento); inoltre i dubbi che le protesi mammarie avessero una qualche relazione con il tumore della mammella sono state definitivamente sciolti .
MASTOPESSI CON PROTESI:
ESPERIENZA PERSONALE.
Nei casi clinici in cui la ptosi mammaria è associata ad ipotrofia ghiandolare marcata, con l’intervento di mastopessi, mediante adeguato riposizionamento del parenchima ghiandolare, otteniamo mammelle di buona forma e consistenza. L’effetto della ridistribuzione volumetrica, però, produce mammelle proiettate ma con basi più piccole, con il relativo effetto non solo ottico di un volume ridotto; ciò può essere motivo di insoddisfazione per le pazienti.
E’ quindi opportuno, già durante l’esame obiettivo, valutare insieme alla paziente il grado di discrepanza cute/ghiandola ( contenente/contenuto ) e l’eventuale necessità di inserimento di una protesi, per ottenere un volume a lei più congeniale.
I vantaggi dell’introduzione della protesi sono rappresentati oltre che dall’aumento volumetrico e della consistenza mammaria, anche da una minor quantità di cute da asportare e quindi da cicatrici più corte. Gli svantaggi, invece, sono correlati direttamente alla presenza delle protesi ed alle eventuali problematiche e complicanze legate ad esse ( contrazione capsulare, dislocazione, ecc.), che oggi, sia pur ridotte, devono essere sempre prese in considerazione.
La nostra condotta in questi casi è quella di associare alla mastopessi semplice l’inserimento protesico , orientando le pazienti verso volumi non grandi, compatibili con un buon risultato. In questo modo abbiamo la possibilità di offrire all’impianto una maggiore copertura, anche ruotando opportunamente lembi ghiandolari, al fine di ridurre l’evidenza di possibili problematiche correlate alla protesi stessa.
Al chirurgo spetta la scelta del tipo di protesi e della loggia , sottoghiandolare, sottomuscolare o mista. In presenza di una buon trofismo tissutale la loggia sottoghiandolare coniuga semplicità e naturalezza del risultato. Nei casi in cui la copertura tissutale è scarsa, la nostra scelta attuale è quella di confezionare una loggia mista per offrire all’impianto protesico una valida copertura muscolo-ghiandolare dei quadranti supero-esterni, proprio dove spesso adipe e ghiandola sono poco rappresentati. Inoltre, disinserimento e sezione del muscolo pettorale evitano inconvenienti come la migrazione della protesi verso l’alto per effetto della contrazione muscolare, complicanza non rara della loggia sottomuscolare .
In definitiva, nella pratica clinica pur preferendo trattare la ptosi mammaria con la mastopessi semplice, riteniamo che, in casi selezionati, associare a quest’ultima l’impianto protesico sia una valida strategia chirurgica.
MASTOPLASTICA RIDUTTIVA
Le mammelle ridotte mantengono sensibilità e integrità morfo-funzionale ed hanno la possibilità di allattare.
Durante lo sviluppo puberale, la ghiandola mammaria può aumentare considerevolmente, raggiungendo spesso misure estreme (gigantomastie). Anche la gravidanza può portare ad uno stadio avanzato di ipertrofia senza essere seguita da una fase involutiva completa. Indipendentemente dalle cause e dall’età, le mammelle voluminose portano ad alterazioni fisiche e psichiche : atteggiamenti posturali scorretti, difetti della gabbia toracica e della colonna vertebrale, problemi di relazione sociale e sessuale. Al fine di prevenire l’instaurarsi e l’aggravamento di tali patologie secondarie è necessario intervenire chirurgicamente in tempi precoci. La mastoplastica riduttiva mira alla diminuzione del volume mammario cercando di ottenere una forma e simmetria ottimale. Con l’ausilio di tecniche chirurgiche più conservative, otteniamo mammelle ridotte che mantengono la sensibilità e l’integrità morfo-funzionale ed hanno la possibilità di allattare.
RICOSTRUZIONE MAMMARIA
L’intervento chirurgico di ricostruzione mammaria restituisce alla donna la sua "integrità" psicofisica.
L‘asportazione della ghiandola mammaria per tumore (mastectomia) è causa di problematiche che interferiscono con la vita di relazione e con l’equilibrio psicofisico della donna. L’intervento chirurgico di ricostruzione mammaria ha il preciso scopo di restituire alla donna la sua "integrità".
L’intervento ricostruttivo può essere effettuato simultaneamente a quello demolitivo. In questo modo, oltre al risparmio di un ulteriore intervento chirurgico, si evita alla donna il drammatico impatto della mutilazione da assenza della mammella.
Esistono diverse metodiche per ricostruire la mammella, che vengono adattate alla problematica specifica di ogni singolo caso clinico. Alcune di esse prevedono l’ausilio di protesi mammarie, altre no.
Bernardi C. “Mastopessi con protesi: esperienza personale”. Meeting annuale Associazione dei Chirurghi Plastici dell’Italia Centrale, IDI – Atti Congressuali pag. 3. Roma, 19\2\2000.
Bernardi C. “Mastoplastica additiva con mastopessi: quali strategie?” Atti del XXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica; La Medicina Estetica, Ed. Salus, 25;p 185, 2001.
Bernardi C. “ Mastopessia correttiva con protesi”. XXIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica. Roma, 11-13 Aprile 2003 .
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La liposuzione rimuove in modo definitivo il grasso in eccesso
La lipoaspirazione è particolarmente indicata per aspirare il grasso soprattutto quando esso è localizzato in alcune zone come: fianchi, cosce, ginocchia, addome, collo ed altre. Tali aree infatti non rispondono, se non minimamente, ai comuni trattamenti dietetici.
Solo la lipoaspirazione è in grado di rimuovere in modo definitivo il grasso in eccesso, e si può arrivare in alcuni casi anche a rimodellare il corpo intero (liposcultura). Se necessario, il grasso aspirato può essere parzialmente utilizzato per riempire solchi o depressioni ( lipofilling ).
Lipoaspirazioni limitate ad piccole zone del corpo sono comunemente eseguite ambulatoriamente, mentre per aree maggiori si preferisce il ricovero di un giorno in Casa di Cura. |
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Il lifting degli arti è particolarmente indicato nell’obeso o nell’ex-obeso.
Con questo intervento si può asportare la pelle e il grasso in eccesso per ridurre il volume e correggere la flaccidità della radice delle cosce e delle braccia. E’ particolarmente indicato nell’ obeso o nell’ ex-obeso, quando cioè a seguito di un trattamento dietetico o un intervento chirurgico di by-pass intestinale, il paziente ha ottenuto un considerevole calo ponderale, determinandosi un grande eccesso cutaneo, che può essere di impedimento anche ad una corretta deambulazione |
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Un lifting ben eseguito deve correggere i segni di invecchiamento ed ottenere un risultato che duri nel tempo, ma soprattutto mantenere la naturalezza del viso in tutti i suoi particolari.
La caratteristica più evidente dell’invecchiamento del viso è la flaccidità della cute e dei tessuti profondi. Rughe marcate e solchi accentuati si associano spesso ad altri segni come macchie senili, assottigliamento delle labbra, diminuzione dell’angolo columello-labiale per "caduta" della punta del naso, borse palpebrali. Tutti questi inestetismi possono essere corretti sensibilmente solo con l’intervento di ritidectomia o lifting comunemente detto. Infatti, l’asportazione della cute in eccesso consente di risolvere definitivamente il problema del rilassamento, ridona tono alla pelle, appiana le rughe ed i solchi rendendoli meno visibili nella regione del viso, del collo e della fronte.
Si associa spesso alla blefaroplastica e alla lipoaspirazione del collo o ad altre procedure complementari (rimodellamento del labbro, della punta del naso, peeling chimico, ecc.) qualora si voglia trattare l’invecchiamento del viso nella sua globalità ottenendo quello che definiamo il ringiovanimento facciale globale.
Un lifting ben eseguito deve correggere i segni di invecchiamento ed ottenere un risultato che duri nel tempo, ma soprattutto mantenere la naturalezza del viso in tutti i suoi particolari. |
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