Lipofilling : dalla ristrutturazione alla rigenerazione.
Già alla fine del 1800 sono riportate in letteratura esperienze cliniche di reimpianto di tessuto adiposo per “creare volume” (F. Neuber,1893 - V. Czerny,1895). In realtà, la tecnica del lipofilling così come è concepita ai giorni nostri, cioè prelievo del tessuto adiposo con la tecnica della liposuzione ed il suo reinnesto in zone del corpo da riempire, è stata ideata da Y.G. Illouz nel 1986. Da allora, esso ha avuto un notevole sviluppo essendo stata utilizzato in maniera diffusa sul corpo umano con propositi di tipo riempitivo, ma anche con altre finalità (ad esempio nell’incontinenza fecale Shafik 1995, Bernardi 1998).
La tecnica del lipofilling ha visto l’alternarsi di momenti di maggior entusiasmo ad altri più critici, in ragione del riassorbimento del tessuto adiposo. In realtà, il riassorbimento del grasso è dipendente da molti aspetti in relazione alla tecnica di esecuzione, ma può essere minimo (circa il 25%), in caso di una tecnica scrupolosa, sia in fase di prelievo che d’infiltrazione.
Un perfezionamento tecnico è venuto da S. Coleman nel 2005, che utilizza sempre grasso prelevato mediante lipoaspirazione ma con la variante tecnica della centrifugazione di quest’ultimo, per poterne utilizzare esattamente la parte relativa alle cellule adipose, escludendone le impurità. Da questo momento la metodica ha avuto una ulteriore fase di interesse e di applicazione ed attualmente il lipofilling è una delle metodiche che usiamo molto in chirurgia plastica, sia come procedura singola che in associazione ad altri interventi.
Nei trattamenti di Chirurgia Estetica di liposuzione, infatti, sempre più spesso non ci limitiamo ad asportare il grasso in eccesso in questa o quella zona del corpo. Al contrario, alla luce di un concetto moderno di tridimensionalità del corpo umano, cerchiamo di intervenire sempre di più con il rimodellamento delle varie aree, ridefinendo i contorni proprio grazie alla possibilità di asportare gli eccessi e riempire i difetti (liporistrutturazione).
Eccezionale scoperta clinica è stata infine quella di aver trovato cellule staminali totipotenti all’interno del grasso aspirato (Rigotti, 2007). Queste cellule conservano dalla nascita la possibilità di differenziarsi in tutti i tessuti del corpo umano (vasi sanguigni, cartilagine, osso, ecc.) in particolare se si trovano i condizioni di scarso trofismo, come nei tessuti cicatriziali o irradiati, oppure ulcere.
Grazie a questi risultati sperimentali e clinici, oggi siamo in grado di utilizzare il lipofilling ( con grasso centrifugato) praticamente in tutto il corpo umano non solo con finalità riempitive o ristrutturative ma anche con l’obiettivo senz’altro più ambizioso che è quello della rigenerazione tessutale.
PERINEOPLASTICHE RICOSTRUTTIVE NEL TRATTAMENTO DI LESIONI “NON HEALING” DOPO CHIRURGIA ANORETTALE
Molti interventi di chirurgia anorettale terminano con una ferita aperta, il cui processo di guarigione può essere ritardato da fenomeni quali sepsi o ischemia. Questo tipo di lesioni perineali chiamate dagli AA. anglosassoni “non healing” sono causa di numerosi problemi fisici e psicologici per i pazienti ( dolore, ripetute medicazioni, curettage, ecc.). Inoltre, la guarigione per seconda intenzione è seguita da cicatrici retraenti che possono provocare deformità anale e persino incontinenza fecale.
Lo scopo della chirurgia ricostruttiva del perineo è quello di ottenere rapidamente una “restitutio ad integrum” delle lesioni, ovvero una guarigione migliore delle ferite tramite chiusura di esse, direttamente o mediante lembi.
- Il chirurgo plastico, dunque, ha un importante ruolo di collaborazione con il chirurgo colorettale nel trattamento della patologia perianale.
Dott. Claudio Bernardi - Roma.
BIBLIOGRAFIA
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- Withlow C.B., Opelka F.G ., Timmcke A.E., et al. “Perineal wounds following proctectomy”. Transactions of the 96 th Annual Meeting ASCRS, Philadelphia, Penn., June 1997.
- Bernardi C., Pescatori M. Reconstruttive perineoplasty in the management of non-healing wounds after anorectal surgery. Coloproctology, 21:226, 1999.
- Bernardi C., Pescatori M. Il ruolo del chirurgo plastico nel trattamento delle lesioni perineali : esperienza dell’ Unità di Colonproctologia di Roma. Riv Ital Chir Plastica 31,133-138, 1998.
- Christensen M.A., Pitsch R.M., Cali R.L., et al.” “House” advancement pedicle flap for anal stenosis”. Dis Colon Rectum , 35:201-203, 1992
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